
La seguente letterina (10,8 x 6,5 cm.), unica esistente, oltre ad essere l’unica prova dell’ammaraggio, fuori programma, di De Pinedo ad Atimoan, ed oltre ad essere la lettera che ha volato per più chilometri in assoluto di tutti i voli del Comandante è anche, a mio personale parere, l’aerogramma più storico e prestigioso della posta aerea italiana e mondiale.
1925 (25 agosto) – TAPPA ATIMOAN-(MANILA)-ROMA – Raid di De Pinedo in Estremo Oriente
Letterina indirizzata alla Madre Generale delle Francescane Missionarie di Maria, affidata a De Pinedo ad Atimoan e consegnata alle Poste di Roma, dallo stesso Comandante, per poi essere affrancata con un 30c., annullato “ROMA SUCC. 66 / 18.11.25.19”, recante al verso “Con i più cordiali saluti” in manoscritto e la firma del Marchese, accompagnata dall’annullo di arrivo dello stesso giorno.
La letterina è accompagnata da una dichiarazione (in francese) della Segreteria dell’Istituto delle Francescane Missionarie di Maria in Roma, che conferma ed attesta l’autenticità della lettera e la sua provenienza dalla Missione di Atimoan per “via aerea”.
Scrive De Pinedo sul suo libro “Un volo di 55.000 chilometri”:
“Alle 15.30. sembrandomi l’atmosfera leggermente chiarita, decollai nuovamente; ma quando lasciai la costa internandomi su Luzon, trovai un vento molto forte da ponente, che rallentava assai la marcia. Aumentai di quota per scavalcare le nuvole fitte che coprivano la terra. Con la benzina comprata a Siain, il motore scaldava più di quanto doveva. La cortina di nuvole divenne sempre più impenetrabile. Date le montagne sottostanti non mi conveniva di cacciarmi fra le nuvole, e alle 16.15 rinuncia a passare; e riguadagnata la costa molto rapidamente per il vento da ovest, ammarai a Mauban, una piccola insenatura che prometteva un buon ridosso. Fummo immediatamente circondati da una quantità di piroghe piene di curiosi. Poche capanne si vedevano sulla spiaggia. Domandai ad uno degli indigeni che masticava un po’ di spagnuolo, se esistesse un telegrafo o una ferrovia, ma Mauhan era veramente un paese perduto, perché non solo non esisteva né telegrafo né ferrovia, ma neppure una qualsiasi strada di comunicazione con l’interno.
Passare la notte in una di quelle capanne mi garbava poco; così, prima che si facesse buio, volli abbandonare quel posto. Rimisi in marcia il motore. Mentre flottavo urtai contro qualche cosa che era sul fondo, non capii bene se una grossa ancora abbandonata o uno scoglio. Decollai ugualmente, e alle 17.25 ammarai presso un altro piccolo paese più a Sud, Atimonan, fra violentissimi “remous”. Ero quasi per toccare acqua, quando mi trovai improvvisamente di fronte ad alcuni pali, di un ostricaio, che per il buio non si vedevano da lontano, e feci appena in tempo a scansarli.
Riammarai dopo aver fatto un giro di ricognizione e questa volta presi acqua, più lungi dalla riva presso cui mi recai flottando. Nei paesi tropicali i crepuscoli sono brevissimi. Quando detti fondo all’ancora era già notte. La pioggia e il buio avevano fatto rintanare tutti nelle case…….”
Prima del decollo da Antimoan, avvenuto il giorno 27 a causa del maltempo continuo e di alcune riparazioni al motore estremamente necessarie avendo lo stesso ben 60 ore di funzionamento, sulle spalle, dalla revisione effettuata a Melbourne, il Comandante De Pinedo che, come sappiamo era scettico e superstizioso a trasportare corrispondenza in volo, per fare una cortesia ad una gentile suorina dell’ordine delle Francescane Missionarie di Maria, accettò di portare per suo conto una letterina per la Madre Generale di Roma. Pertanto la mise nel proprio portafoglio e la trasportò sino a casa. Giunto a Roma appose i suoi saluti e la firma al verso, la affrancò a proprie spese e la spedì il 18 novembre, data in cui raggiunse la destinazione finale.

