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Crash mail – L’incidente aereo del monte Terminillo del 13 febbraio 1955

L’incidente del monte Terminillo fu un incidente aereo avvenuto il 13 febbraio 1955. Il DC-6 della compagnia di bandiera belga Sabena si schiantò contro il costone dell’Acquasanta alle pendici del Monte Terminillo vicino Rieti. Tutte le 29 persone a bordo perirono nell’incidente. Tra le vittime c’era anche Marcella Mariani, attrice già Miss Italia 1953.
Il DC-6 era partito da Bruxelles alle 16:17 GMT, con destinazione finale Congo e scalo intermedio all’aeroporto di Roma Ciampino.
Ma è una sera strana, particolare. Una sera che non promette niente di buono. Il vento che tra le sette e le nove di sera soffia a raffiche furiose da ovest sul Lazio alla velocità di 120 chilometri orari fa deviare la rotta del Douglas Dc 6B della Sabena diretto a Roma con ventinove persone a bordo, già quando vola nei cieli della Toscana senza che i piloti si accorgano di niente. Il comandante Stefano Stolz vola sulla Conca di Rieti, convinto di trovarsi sopra Viterbo: alle 19.53 comunica alla Torre di controllo di Ciampino il punto sbagliato senza ricevere risposta. Mancano diciassette minuti all’atterraggio. Navigando in mezzo alla bufera di neve sul Terminillo i piloti, Stolz, il secondo Mac Namara, il terzo ufficiale De Cock, sentono l’apparecchio appesantirsi: sono le incrostazioni di ghiaccio che si sono formate sulle ali che, sui duemila metri, toccano i diciotto gradi sotto zero. A Sutri, nel palazzo comunale, c’è una festa di Carnevale con tutti i giovani del paese, c’è anche un concorso di bellezza «Miss Sutri 1955». Quando vedono un lampo rossastro accendere il cielo all’improvviso, si bloccano poi riprendono a scherzare: devono essere i fuochi d’artificio da qualche parte nella valle. È invece il Douglas che persa quota, picchia a cinquecento chilometri all’ora contro il piano inclinato del monte Organo, un’ala salta via con i due motori, l’altra schizza lontano insieme all’altro, la parte interiore dell’aereo, con il quarto motore, si schiaccia sulla roccia, la fusoliera si apre scagliando fuori i passeggeri. Sarebbe bastato volare qualche decina di metri più su per evitare la tragedia. Sull’aereo ci sono quattro bambini. E Marcella Mariani, 18 anni, miss Italia 1953.
Le ricerche impegnano per giorni centinaia di uomini. Non sanno dove cercare, nevica sempre e la zona è impervia. Potrebbe essere caduto ovunque o essere stato inghiottito dai ghiacci. Ma dopo nove giorni gli uomini del capitano dell’aeronautica Picchiottini trovano Marcella tra il fosso delle Locchette e quello di Organo, a una decina di metri dalla carlinga distrutta. Il gelo ha conservato intatto il suo corpo dentro una bara di ghiaccio. Ha gli occhi azzurri aperti verso il cielo, una piccola ferita alla tempia sinistra, la mano destra chiusa a pugno davanti alla bocca, ancora con il rossetto intatto. Sull’anulare sinistro un cerchietto di platino con un castone senza pietra, un piccolo brillante che si è perso nella neve. Per liberarla devono usare un piccone, la portano via su una barella improvvisata con rami d’albero.
Così all’ultimo minuto si era decisa: in pantaloni della tuta, dopo le lezioni di danza, si era precipitata a casa per fare la valigia. Era il suo primo volo.

Ma non doveva andare Marcella a quel festival artistico e filantropica di Bruxelles: era Sophia Loren l’invitata ma aveva detto no perché mamma aveva paura dell’aereo. Così la casa cinematografica aveva chiamato Marcella che alla Loren un po’ somigliava e che comunque, al contrario di Sophia, era stata Miss Italia due anni prima. «Vado a divertirmi un paio di giorni e torno» aveva detto alle amiche. Piace così tanto che la convincono a restare qualche giorno in più. Ma domenica a mezzogiorno, mentre fa colazione, le arriva il telegramma della casa cinematografica: torna subito a Roma, cominciamo un nuovo film, devi esserci. Trova posto su un quadrimotore, in pochi minuti getta nelle valigie la roba sparsa nella camera dell’albergo, prende un taxi al volo e chiede all’autista di fare presto. Le strade quel giorno sono stranamente deserte. Alle sette di sera telefona a mamma: «Parto adesso, sarò a Roma non più tardi delle 21. Arrivederci presto». Ha la voce felice di una bambina che torna da una gita. Fa appena in tempo a passare la dogana, a farsi timbrare il passaporto e a imbarcarsi su un volo della Sabena, direzione casa. Bastava che una sola di queste piccole cose fosse andata male e tutto sarebbe finito bene.
Sul Terminillo, sul luogo dell’impatto, è presente un cippo a ricordo della tragedia. Una piccola raccolta di materiale relativo all’incidente (resti del relitto, articoli di giornale dell’epoca, oggetti vintage appartenuti alla compagnia aerea) è stata allestita nel 2014 a Cantalice; nel 2017 la raccolta ha preso la forma di una mostra permanente ed è stata spostata sul Terminillo, presso i locali del comune di Rieti in località Pian de’ Valli.

Busta da Tilleur (Belgio) a Kasai (Congo Belga) del 12 febbraio 1955 affrancata per un totale di 6 franchi composto da due francobolli di posta ordinaria belga, 1953, 2f. rosso e 4f. blu “Re Baldovino” (SG n. 1454 e 1459) annullati con:
• Annullo postale circolare:
TILLEUR / :::: / 12.2.55.15
• Timbro Lineare Speciale su tre righe in viola:
POSTES ROME GARE AVION / Correspondance recouvrée / dans le desastre d’avion du 13FEB1955
al verso annulli di transito e arrivo