
Giuseppe Miraglia (Lugo, 21 giugno 1883 – Venezia, 21 dicembre 1915) è stato un ufficiale, marinaio e aviatore italiano.
«Piccolo, robusto, infaticabile, sorridente, pareva nato solo per vedere il lato buono degli uomini e delle cose e considerare la vita con immutabile, serena benevolenza. Il suo ardire appariva fantastico.»
(Angelo Lodi, Storia delle origini dell’aeronautica militare, 1884-1915, vol. 2, dell’Ateneo & Bizzarri, 1977)
Tenente di Vascello, fu per qualche tempo Direttore della Scuola Militare di Aviazione di Venezia, ove aveva conseguito il brevetto di pilota di idrovolanti nel 1914. Allo scoppio della Grande Guerra viene nominato Comandante della Squadriglia Aviatori della Regia Marina a Venezia. Compì ardui ed importanti voli di ricognizione e di bombardamento.
Memorabile il volo che il tenente di vascello Miraglia effettua sul cielo di Trieste il 7 agosto 1915 insieme col tenente del reparto Lancieri di Novara Gabriele D’Annunzio, al quale sarà legato, d’ora in poi, da una profonda amicizia.
Quell’azione, compiuta insieme con un velivolo italiano ed uno francese, viene riportata sulle pagine del Giornale d’Italia:
«Il velivolo condotto dal Comandante Miraglia, avendo a bordo Gabriele D’Annunzio, partì alle ore 3.30 del pomeriggio, sabato 7 agosto 1915, cominciando subito a prendere quota lungo la costa e giungendo sopra Trieste; alle 4.30 era già altissimo.
Subito avvistato ebbe il caloroso saluto dai cannoni, dalle mitragliatrici e dai fucili. Fu lanciata una bomba sul magazzino militare Maria Teresa. L’apparecchio colpito da un proiettile di mitragliatrice ebbe la fusoliera fracassata. Fece lunghi giri sulla città che appariva deserta. Nel primo giro furono lanciate carte col messaggio, dettato dal Poeta.»
Il messaggio lanciato da Gabriele D’Annunzio è il seguente:
«Coraggio fratelli! Coraggio e costanza! Per liberarvi più presto, combattiamo senza respiro. Nel Trentino, nel Cadore, nella Carnia, su l’Isonzo, conquistiamo terreno ogni giorno. Non v’è sforzo del nemico che non sia rotto dal valore dei nostri. Non v’è menzogna impudente che non sia sgonfiata dalle nostre baionette. Abbiamo già fatto ventimila prigionieri. In breve, tutto il Carso sarà espugnato. Io ve lo dico, io ve lo giuro, fratelli: la nostra vittoria è certa. La bandiera d’Italia sarà piantata sul grande Arsenale e sul Colle di San Giusto. Coraggio e costanza! La fine del vostro martirio è prossima. L’alba della nostra allegrezza è imminente. Dall’alto di queste ali italiane che conduce il prode Miraglia, a voi getto per pegno questo messaggio e il mio cuore. Io Gabriele D’Annunzio. Nel cielo della Patria, 7 agosto 1915.»
L’aviatore della Regia Marina, nel giorno del solstizio d’inverno, in una calma giornata di sole, poco dopo mezzogiorno, si alza in volo su Venezia con il fedele sottocapo motorista Giorgio Fracassini Serafini, ai comandi dell’idrovolante Macchi L matricola 173. Questo velivolo era stato appena consegnato dalla fabbrica e aveva effettuato un solo volo di prova col ten. di Vascello Ugo de Rossi, della squadriglia di Grado. Quel 21 dicembre 1915, dopo le prove di motore e la verifica a terra del buon funzionamento di tutti gli strumenti, Miraglia parte, compiendo sulla laguna un paio di giri, quindi risale ad una quota di circa seicento metri in venti minuti. Dal rumore del motore, sembra che il pilota sia in procinto di effettuare il volo planato per discendere pian piano con il motore parzialmente escluso, com’era la tipica manovra di Miraglia, arrivando così approssimativamente a trecento metri d’altezza davanti a Santa Maria Elisabetta del Lido. Da quel momento, le manovre del pilota appaiono confuse: sembra per un momento che egli, con la prora a settentrione, voglia entrare nel canale di Sant’Andrea, poi però cambia direzione e si dirige verso San Nicolò del Lido, con un’inclinazione che andava progressivamente aumentando, per arrivare infine a circa quaranta metri dal livello del mare, in posizione completamente verticale, e precipitare fragorosamente nello specchio d’acqua del passo del Lido. Miraglia e Fracassini, in quei brevissimi secondi prima dell’impatto, sono consci del loro destino, visto che cercano di liberarsi della tuta di pelliccia, della cuffia e degli occhiali, nell’imminenza della nuotata imprevista. Per primo è recuperato il corpo del pilota, da una lancia della Regia Marina, e subito gli viene praticata la respirazione artificiale, inutilmente, perché spira a seguito delle gravi lesioni riportate nell’urto; i resti del povero motorista, invece, vengono rinvenuti due ore dopo. Il cadavere del Miraglia viene in seguito portato nell’ospedale della Regia Marina.
L’annuncio della morte del Miraglia è un colpo per il poeta Gabriele D’Annunzio, che gli dedicherà ben sessanta pagine del suo poema Notturno. Egli si precipita di corsa all’ospedale, dove trova sopra un lettuccio a ruote, disteso il cadavere dell’amico. D’Annunzio gli rimane accanto per molte ore in ginocchio nella sala mortuaria, tra l’afa dei fiori e della cera. Il fratello, Luigi Miraglia, giunge da Valona, dove era stato distaccato, tre giorni dopo la morte, per presenziare al funerale. Alla Vigilia di Natale, giorno del funerale, la folla si accalca al cancello dell’ospedale, mentre nella cappella si svolge la messa funebre; poi, all’uscita, si sosta nel cortile del nosocomio e, ad un ordine del comandante Valli, si forma un quadrato, intorno al feretro, composto dal fratello Luigi, da ammiragli, generali ed ufficiali.
Durante la funzione funebre, nel silenzio assoluto, D’Annunzio pronuncia un lungo discorso, che ci conclude così:
«O fratello, fratello generoso ed infelice, mi sia almeno concessa la gloria di raggiungerti con le tue stesse ali e di portarti questo nostro amore che non sapevi così dolce, questo nostro dolore che noi non sapevamo così alto. Non addio, compagno, non addio. Con te siamo, con noi tu rimani. Con noi vincerai, e per te compiremo il tuo voto e il voto di tutti i nostri morti.»
Una lancia parata di nero, con i ricami in argento, porta successivamente la salma del tenente di vascello Giuseppe Miraglia, seguita da innumerevoli imbarcazioni, lungo la laguna, al cimitero dell’isola di San Michele.
Trenta giorni dopo la sua morte, nel camposanto viene eretto un cippo, in pietra d’Istria, a lui dedicato, opera dell’artista triestino Achille Tamburini, dove viene scolpita l’epigrafe dettata da Gabriele D’Annunzio:
«Qui si scioglie il corpo mortale del tenente di vascello Giuseppe Miraglia – che ebbe d’Icaro l’animo e la sorte – le sue ali immortali solcano tuttavia il cielo della Patria sopra il mare liberato.»
Il re Vittorio Emanuele III, di sua iniziativa, conferisce alla memoria del Miraglia la medaglia d’argento al valor militare.
Alla fine del primo dopoguerra, il suo nome è assegnato dal Ministero della Guerra al reparto di cui era comandante:
«Alla Stazione idrovolanti di Venezia assegno il nome di Stazione idrovolanti Giuseppe Miraglia per onorare la memoria del tenente di vascello Giuseppe Miraglia, che per primo ne ebbe il comando e diede allo sviluppo di essa tutto il suo lavoro e la sua fede, perdendo la vita mentre si preparava a nuovi cimenti.»
Il 25 ottobre 1925 si svolse a Venezia la “COPPA MIRAGLIA”
La “Coppa Miraglia” in palio nelle gare per idrovolanti era offerta dal senatore Miraglia in memoria del figlio Giuseppe, che era deceduto durante il volo del 1915. La coppa venne vinta da un idrovolante Macchi M.18. Furono edite una cartolina speciale ed una vignetta, policrome e di eguale soggetto firmate Nizzoli (Ed. Maga – Milano).
Sono note circa 25 rarissime cartoline speciali, numerate, spedite da Venezia ed indirizzate a Fedele Colombo di Gallarate (Milano).
Cartolina n. 6 da Venezia a Gallarate (MI) del 25 ottobre 1925 affrancata con francobollo di posta ordinaria italiana, 24 dicembre 1924, 60+30c. carminio e bruno, serie “Commemorazione dell’Anno Santo” (sovrapprezzo a favore del Comitato per l’Anno Santo e l’Esposizione Missionaria) [Sass. n. 172] annullato con:
• Annullo Postale Circolare Speciale a doppio cerchio, meccanico:
VENEZIA / FERROVIA / 23-24 / 25 . X / 1926
• Annullo Postale Circolare di arrivo, a doppio cerchio, con lunette:
GALLARATE / (MILANO) / 26.10.25. 12
• Timbro Speciale lineare violetto:
AEROPORTO G. MIRAGLIA – VENEZIA

