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La più grande salina del mondo che oggi non c’è più

“LA PIU’ GRANDE SALINA DEL MONDO” è il titolo di un articolo de L’Illustrazione Italiana del 20 luglio 1930 sulle saline di Hafun, nella penisola soprannominata “Dante” o “Martello”, nella Somalia Italiana a sud del Corno D’Africa.


L’idea nacque nel 1920 da un gruppo di industriali milanesi che designarono il Kohor (rada) di Hordio-Hafun come zona per il nuovo impianto, scelta tanto felice che venne presto ribattezzato Il Paradiso del Sale. All’epoca le saline di Massaua, di Gibuti e di Aden messe insieme raggiungevano appena la metà della produzione annuale delle saline di Hafun.
“Lo spettacolo che si presenta a chi, doppiato il Capo Guardafui, entra nell’Oceano Indiano costeggiando la Migiurtinia, che è la parte più settentrionale della Somalia Italiana, non è certo tra i più confortevoli. Ma a circa 80 miglia dal Capo di Guardafui, là dove il Capo Hafun si spinge nell’oceano, attaccato alla terra ferma con un lungo istmo largo alla base, si rivela al navigante, che ne resta sorpreso e meravigliato, un improvviso fervore di vita. Lungo la costa, che con l’istmo forma una vasta laguna stretta all’imboccatura, si ergono ciminiere che fumano; binari lucenti si slanciano in tutte le direzioni tra tettoie e fabbricati di ogni dimensione, ordinati e allineati e, talvolta, anche civettuoli.
In aria una teoria di carrelli che, seguendo la costa, viene dal fondo della laguna, scorre su poderose corde metalliche sostenute da scelti piloni a traliccio, e si dirige cigolando verso l’imboccatura. […] Fu un animo profondamente coloniale, un temperamento già rotto alle lusinghe della Sfinge Africana ed alle sue disillusioni, ma tuttavia pieno di fede in essa, che nel 1921 concepì l’ardita idea di sfruttare le acque del Korr di Hordio, allorché, di ritorno dalla nostra Somalia, fu attratto dal biancheggiare del sale formatosi naturalmente dietro il tenue primo cordone di dune, per l’evaporazione dell’acqua marina gettatavi dal monsone di SW. E mi par di vedere la tranquilla figura del dott. Brini che all’amico Adriano Pastori espone la sua ardita concezione. […] Egidio Corti, l’uomo delle risorse, conoscitore profondo dei complessi macchinari moderni, pieno di intraprendenza, di entusiasmo e tuttavia prudente.


Sorse così all’ombra del Duomo una Società “Saline e Industrie della Somalia Settentrionale Migiurtinia” con 12 milioni e mezzo di capitale che poi divennero 20, poi 30 ed ora sono 40 milioni, perché la fede dei pionieri si è trasfusa in altri.
[…] La Salina di Hafun ha 300 milioni di mq. di superficie evaporante; 360 bacini salanti della superficie complessiva di 1.800.000 mq., e può produrre, attualmente 500.000 tonnellate di sale all’anno con possibilità di sviluppo, essendo l’attrezzamento sufficiente per una quantità largamente maggiore. […] La popolazione operaia è di circa 600 italiani e di circa 2.000 indigeni che lietamente lavorano sotto una disciplina ferrea, sì, ma improntata alla più grande umanità, perché ogni perturbamento – anche lieve – si ripercuoterebbe su tutta l’azienda. Né, d’altra parte, si è trascurato alcun mezzo per assicurare il benessere ai nazionali ed agli indigeni i quali, via via, si legano sempre più a noi e stringono con noi relazioni di buon vicinato, essendo la salina una fonte di guadagno ed un insperato sbocco di commercio di ovini, di bovini, di pollame e dei prodotti locali (incenso, gomma, mirra), perché la società Migiurtinia sta tentando anche altre industrie”.
Vi erano attive due centrali elettriche da 500 e 750 HP per fornire energia alle idrovore, alle officine, allo stabilimento di macinazione del sale, per l’illuminazione e per azionare i 24 km di teleferica che aveva una portata di 300 tonnellate all’ora; fu costruito un acquedotto di 12 km per l’acqua potabile, pontili per l’imbarco del sale, edifici in muratura per gli alloggi del personale, uffici, magazzini, una stazione telegrafica, un’ufficio postale, una chiesa con annessa Missione Cattolica ed un faro con una portata di 12 miglia, realizzato nel 1924 unitamente al fanale di Alula e al faro Francesco Crispi di Capo Guardafui.
Vanto dell’industria coloniale italiana era all’epoca la più grande salina del mondo ed esportava il nostro sale principalmente in India. Oggi di tutto questo non resta più nulla, se non i pilastri in cemento armato annegati nella laguna e i resti del vecchio faro di Hafun visibili da Google Earth. Tra l’altro la penisola di Dante è stata una delle località dell’Africa Orientale che ha subito maggiori danni a causa dello tsunami dell’Oceano Indiano del 26 dicembre 2004.
Ad Hafun, poi Dante, il 7 febbraio 1923 venne istituito un ufficio postale con servizio di vendita di carte valori, corrispondenze ordinarie e raccomandate, accettazione, distribuzione e scambio dispacci, affidato alla sopramenzionata Società saline e industrie della Somalia settentrionale, a sue spese; zona postale di Mogadiscio. Inizialmente venne utilizzato il Bollo Circolare di Danane con scalpellato via il nome della località. Seguirono Bolli con indicazione della località: HAFUN / (SOMALIA ITALIANA) / data e SOMALIA ITALIANA / HAFUN / data e successivamente Bolli DANTE / SOMALIA ITALIANA / data. L’ufficio nella sua storia venne poi elevato a ufficio postale principale. Il 12 maggio 1941 la zona venne definitivamente occupata dalle truppe britanniche e conseguentemente l’ufficio venne chiuso per sempre.
Aerogramma dalla Salina di Hafun a Fonzaso (Belluno) con affrancatura mista ed il non comune Annullo di DANTE.