
La storia del paese non si può narrare senza intrecciarla con forza a quella dell’Aeronautica Militare ed alle comunicazioni. Gli uomini che popolavano il nostro pianeta 100.000 anni fa comunicavano attraverso gesti che gradualmente hanno ceduto il posto alla lingua parlata. Man mano che la società diventava più complessa, la memoria collettiva del gruppo non bastava più per tramandare tutte le cose importanti. Era necessario avere un riferimento al di fuori dell’oralità. “In questo modo la crescita della ‘comunicazione’ portò alle ‘comunicazioni’, allo sviluppo dei media per conservare e riutilizzare il crescente volume di informazioni” (Crowley – Heyer, 1995). James Burke e altri studiosi ritengono che la stampa a caratteri mobili sia stata la più grande trasformazione tecnologico-culturale nella storia dell’Europa. Questa invenzione segnò la fine del Medioevo e l’alba dell’era moderna. La si potrebbe considerare come un ‘motore storico primario’ che ha condizionato lo sviluppo delle altre tecnologie di massa. La popolazione pertanto scoprì che esisteva un modo rapido per tramandare le proprie conoscenze e fare in modo di poterle comunicare anche ad altri; trasportare tali informazioni da un luogo all’altro del pianeta e farlo il più velocemente possibile divenne una priorità. Lo sviluppo delle civiltà rese necessario un sistema affidabile che consentisse alle informazioni il trasferimento anche su lunghi percorsi: nacquero così i primi sistemi postali. Tali sistemi sfruttarono poi, di volta in volta, tutte le scoperte umane che consentivano il trasporto dell’informazione nel minor tempo possibile.
Con l’avvento dell’aviazione ci si rese conto che il trasporto della corrispondenza poteva avvenire in tempi così brevi da essere quasi inimmaginabili all’inizio del XX secolo. Pertanto per usufruire di tale servizio, la posta aerea, tutti gli Stati iniziarono ad effettuare esperimenti di trasporto su aerei militare ed emisero appositi francobolli per coprire la cosiddetta sovrattassa aerea che serviva per pagare il surplus dei costi per il trasporto aereo. In Italia il Ministero delle Poste e dei Telegrafi e le Regie Poste, inizialmente in sinergia con il Ministero della Guerra ed il Ministero della Marina e, dal 30 agosto 1925, anche con il Ministero dell’Aeronautica, poiché incaricati del trasporto aereo, emisero, nel maggio 1917, il primo francobollo ufficiale di posta aerea della storia, in occasione del “primo esperimento di posta aerea Torino-Roma Roma-Torino”. Da quel momento molte furono le emissioni filateliche spesso create “ad hoc” per commemorare voli ed eventi.
È però già dal 1909 che piloti militari italiani partecipavano ai primi Circuiti e Concorsi aerei nei quali dimostravano la loro perizia ed il loro ardimento. Ricordiamo il Capitano di fregata Mario Calderara primo italiano a conseguire il brevetto di volo nel 1909, e a costruire il primo idrovolante italiano, nel 1911, il più grande al mondo per quel tempo.
Un breve inciso; non esistendo ancora l’Aeronautica Militare i primi piloti servirono in Marina e nell’Esercito e molti di loro confluirono, successivamente, nella nuova Arma sin dalla sua fondazione il 28 marzo 1923.
Dopo la costituzione della Regia Aeronautica come Forza Armata autonoma lo sviluppo dell’aviazione conosce in Italia un nuovo ed eccezionale impulso: l’aeroplano incarna perfettamente un modello di modernità, eroismo e capacità di imprese assolute. E così, nel 1925, Francesco De Pinedo e il motorista Ernesto Campanelli volano per 55mila chilometri, da Sesto Calende a Melbourne, a Tokio e poi a Roma. Due anni dopo, De Pinedo, Carlo Del Prete e Vitale Zacchetti compiono una crociera di 46.700 chilometri sul percorso Elmas-Porto Nadal-Rio De Janeiro-Buenos Aires-Asunción-New York-Terranova-Lisbona-Roma. Nel 1926 e nel 1928 le imprese del Colonnello Umberto Nobile al Polo Nord, con l’esaltante successo del dirigibile “Norge” e la grande tragedia dell’ “Italia”, segnano, in soli due anni, prima l’epopea e poi l’inesorabile declino del “più leggero dell’aria”. Si fa strada, intanto, il progetto dei lunghi raid collettivi, di cui è sostenitore Italo Balbo, Ministro dell’Aeronautica. La prima impresa è la Crociera del Mediterraneo Occidentale (26 maggio – 2 giugno 1928) realizzata da una formazione di 61 idrovolanti da Orbetello alla penisola iberica e ritorno. L’anno seguente, dal 5 al 19 giugno, è la volta del Mediterraneo Orientale: 35 idrovolanti toccano Taranto, Atene, Istanbul, Varna, Odessa, Costanza, rientrando infine ad Orbetello. Qui, nel 1930, hanno inizio i preparativi per la prima traversata dell’Atlantico in formazione, fino al Brasile. L’impresa è guidata da Balbo dal 17 dicembre 1930 al 15 gennaio 1931, giorno in cui i trasvolatori arrivano a Rio de Janeiro. Il successo ottenuto lancia il progetto analogo con cui celebrare il decennale della costituzione della Forza Armata: la trasvolata dell’Atlantico fino agli Stati Uniti. Il 1° luglio 1933 una formazione di 24 idrovolanti S.55X comandata da Balbo decolla da Orbetello per raggiungere New York diciotto giorni più tardi. È un successo incontenibile, nella patria dell’aviazione, una folla esultante attende i piloti italiani che sfilano trionfalmente per le strade di Broadway. Le crociere di massa, risultato di una preparazione seria e meticolosa, segnano il passaggio dal periodo pionieristico dell’aviazione a quello moderno, dove il volo cessa di essere espressione dell’iniziativa individuale per diventare il prodotto di un’accurata programmazione frutto di un lavoro di squadra. Tutti questi determinanti momenti vennero accompagnati dal trasporto di dispacci postali.
Questa mostra di materiale filatelico vuole ripercorre le tappe appena esposte invitando il visitatore a tornare a rivivere, per qualche attimo, i momenti storici dello sviluppo dell’Arma azzurra. L’esposizione abbraccia la posta aerea trasportata dai piloti militari dai voli pioneristici del 1909 sino al primo volo postale a reazione, del 1941, effettuato dal Colonnello Mario de Bernardi a bordo di un apparecchio aereo sperimentale, il monoplano e monomotore Campini-Caproni C.C.2., dotato di un motore alternativo che azionava un compressore assiale, con in coda un vaporizzatore e un bruciatore.
Dr. Daniele Fabris
(Perito filatelico della C.C.I.A.A. di Milano)

