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Le Basi Navali Atlantiche e i “Branchi di Lupi”

Oltre a Bordeaux dove, come sappiamo, sorgeva Betasom, la base navale italiana, vi erano altre quattro basi operative da cui salpavano i sommergibili tedeschi durante il secondo conflitto mondiale.
Le cinque basi sulla costa atlantica francese, Brest, Lorient (Kéroman), Saint Nazaire, La Rochelle (La Pallice), Bordeaux, rappresentavano, per l’Alto Comando Tedesco, le “tane dei lupi” ideali per sorvegliare l’Oceano Atlantico nord-orientale e per rifugiarvisi in caso di bisogno.
La guerra tra Germania e Francia si conclude con la sconfitta di quest’ultima nel giugno del 1940. Il nord del Paese e una fascia costiera sull’Atlantico sono occupati militarmente dalla Germania, mentre il resto della Francia passa sotto l’amministrazione di un governo francese, con sede a Vichy, guidato dal maresciallo Pétain.
La Kriegsmarine approfitta della disponibilità della costa atlantica per intraprendere con celerità la costruzione di basi per sommergibili: la prima ispezione per individuare le future basi viene effettuata il 23 giugno 1940, appena un giorno dopo la firma dell’armistizio, e i lavori iniziano nel 1941, affidati alla Organizzazione Todt, e proseguiranno fino al 1944, anno in cui verranno sospesi per mancanza di materiale e uomini.
La dottrina marinara tedesca venne adottata anche dai nostri ragazzi, nonostante Supermarina cercasse di mettere i bastoni tra le ruote per dettare delle regole vetuste e, in più, da migliaia di chilometri di distanza.
La tattica di caccia fu quella tipica dei lupi: non appena un sommergibile, che naviga di solito sulle rotte dei navigli nemici, incrocia un convoglio avversario, parte una segnalazione radio cifrata alla base operativa in Francia, dove un comando unificato (BdU) provvede a far convergere in un determinato punto dell’oceano, individuato da coordinate particolari note solo alla Kriegsmarine, altri sommergibili, dopo averli avvertiti via radio con comunicazioni sempre cifrate attraverso la macchina Enigma. Il “branco” così formato (circa 12 U-Boot) si dirige verso il convoglio e sferra l’attacco, di solito di notte, navigando in superficie per evitare il micidiale sonar, arrivando spesso a penetrare all’interno del convoglio stesso per colpire con maggiore sicurezza i mercantili carichi di merci destinate alla Gran Bretagna.
Questa tattica, se da un lato permette un efficace e fruttuoso coordinamento della flotta sottomarina, dall’altro espone ogni sommergibile al rischio di essere rintracciato e affondato dagli Alleati che, dopo un periodo di crisi nera, hanno sviluppato delle efficaci misure di contrasto, tra le quali l’ “Huff-Duff”, un sistema di radiolocalizzazione, installato a bordo delle navi, che si serve proprio delle trasmissioni tra i sommergibili e la base di comando. I Tedeschi non avranno mai sentore di questo congegno, attribuendo la localizzazione dei loro U-Boot al radar.
A capo del “branco” c’è un militare che ha già esperienza di comando di sommergibili fin dalla Prima Guerra mondiale, Karl Dönitz.
Dönitz è un convinto assertore della guerra sottomarina alla marina mercantile e con i suoi pochi U-Boot miete inizialmente notevoli successi, arrivando a convincere lo scettico Hitler, che lo ammirava in maniera maniacale, a potenziare la flotta di U-Boot.
Dopo un “periodo felice” in cui i “lupi” di Dönitz affondano sempre più navi nemiche o neutrali, le contromisure degli Alleati (Sonar, Radar, Rottura del codice Enigma, dominio dei cieli con aerei a maggiore autonomia, risorse economiche messe in campo dagli USA, ecc) mettono alle corde quella che all’epoca era comunque la flotta tecnologicamente più avanzata del mondo. Dal 1943 inizia il declino che durerà fino alla fine della conflitto.
Tornare a casa vivi fu davvero un terno all’otto ed i sommergibilisti furono considerati, oltre che dei pazzi furiosi, come dei veri eroi sprezzanti del pericolo e “amici” della morte.

Ogni missione durava mesi, addirittura anche 8.

Ai ragazzi delle Kreigsmarine, al rientro dalla seconda missione di guerra, veniva consegnato il Distintivo da Sommergibilista da apporre sull’uniforme (vedi foto).