
Betasom e’ una delle pagine più appassionanti della Seconda Guerra Mondiale. Quei 32 sommergibili che, salpati da La Spezia e Napoli, hanno forzato il blocco di Gibilterra per operare in Atlantico e raggiungere poi quel pezzetto d’Italia a Bordeaux tramettono un fascino, almeno per me, irresistibile.
Il coraggio dei Comandanti e dei loro equipaggi si mischia all’avventura nell’immensità dell’oceano; dalle Antille al Brasile, al Madagascar fino alle tempeste del Nord Atlantico risalta la perizia marinara e la tragicità degli eventi che colpiscono sì le navi affondate, ma gli stessi uomini dell’Atlantico. 16 battelli non fecero più ritorno alla Base.


Le urla dei marinai che si gettano in mare dalle navi bruciate o si aggrappano alle zattere no
n possono e devono smuovere il cuore dei Comandanti tenuti ad applicare le spietate leggi di guerra, eppure ad esse si ribellarono alcuni, applicando il “codice del mare”, tra cu
i Mario Leoni e Salvatore Todaro, che nel silenzio della loro coscienza decidono di disubbidire per portare a salvamento i naufraghi di navi affondate. Una pagina di umanità che si irradia non solo su tutta Betasom, ma sul soldato italiano.
Quanto sia
no stati motivati gli uomini e fedeli ai loro doveri, lo evidenzia il fatto che in tutti quegli anni a Betasom non ci fu neppure una diserzione; in attesa di tempi migliori qualche marinaio avrebbe potuto optare per una facile fuga favorito dalla libertà di movimento in territorio francese, ma ciò non avvenne. Avvenne invece il contrario. Più di un marinaio lasciato a terra si intrufolò furtivamente a bordo del proprio sommergibile per non lasciare i compagni.
In foto:
Cerimonia ufficiale a Betasom per l’arrivo, in visita, dell’Ammiraglio Doenitz. Sullo sfondo il piroscafo transatlantico De Grasse alloggio dei nostri equipaggi e marinai. Sede della tipografia da cui uscirono i francobolli soprastampati e tanto richiesti dai collezionisti.
Due buste viaggiate dalla base a casa affrancate con francobolli soprastampati a bordo del De Grasse.

