
9 agosto 1918: nel Castello di San Pelagio a Due Carrare, 10 chilometri a sud di Padova, sono all’incirca le 6 del mattino. Dopo giorni d’attesa e diversi tentativi falliti il maggiore Gabriele D’Annunzio convoca i suoi piloti: al segnale convenuto, un colpo di pistola, 11 aerei iniziano a decollare dal campo di volo militare arrangiato dopo la battaglia di Caporetto tra l’imponente torre trecentesca e i Colli Euganei. Si tratta di apparecchi Ansaldo SVA con il serbatoio appositamente modificato per la lunga percorrenza, sulla fiancata il leone di San Marco dell’87° squadriglia Serenissima; “Iterum rudit leo” è il motto, “Il leone torna a ruggire”. L’impresa ha dell’incredibile: dopo aver percorso in formazione 1.000 chilometri – di cui 800 in territorio nemico – gli apparecchi si dirigeranno su Vienna, dove sganceranno non bombe ma migliaia di volantini. Poi punteranno di nuovo le eliche verso la base di partenza, dove atterreranno alle 12:40. Torneranno sette aerei: tre hanno dovuto lasciare quasi subito l’impresa per avarie, a cui si aggiunge quello guidato dal tenente Giuseppe Sarti – l’‘ottava stella’ di cui scriverà il Vate – che per la stessa ragione è stato costretto a un atterraggio di fortuna vicino alla capitale austriaca. Il giorno dopo un aereo dell’esercito imperiale lascerà cadere un messaggio vicino a San Pelagio, informando che il pilota sta bene: tornerà in Italia pochi mesi dopo, alla fine della guerra. Il volo su Vienna è rimasto nella storia come una missione ai limiti delle possibilità umane e tecnologiche, a metà tra aeronautica e propaganda. Non fece alcun danno fisico ma, oltre ad avere risonanza mondiale, ebbe un impatto enorme sul morale dei due Paesi in guerra: “Quella che compie D’Annunzio non è solo un’enorme fanfaronata, è il punto di arrivo di una strategia innovativa da parte dei militari italiani; ci si rende conto che un gesto dimostrativo vale quanto e forse più di una battaglia vinta”. Due furono i modelli di volantini utilizzati nella spedizione, poi riprodotti anche su cartoline dell’epoca. Quello contente il messaggio dannunziano, ritenuto intraducibile, fu stampato in 50.000 esemplari nella sola lingua italiana e curiosamente non è il più conosciuto. Più famoso è quello che graficamente include il contenuto nel tricolore, il cui testo in realtà è opera del giornalista Ugo Ojetti e fu realizzato in 350.000 copie sia in italiano che in tedesco. Nonostante il sequestro operato dalla polizia asburgica ed il divieto di affissione e detenzione, alla borsa di Vienna i volantini furono clandestinamente trattati e pagati 40 corone l’uno; prezzo che poi salì fino a 100-200 corone.
Volantino (22,5 x 14 cm.) del secondo tipo con tricolore pieno recante il messaggio in italiano.

