
LA L.A.T.I. (Linee Aeree Transcontinentali Italiane), I “SORCI VERDI” E LA TRAVERSATA DELL’ATLANTICO DEL SUD
Chissà se Mussolini la sera del 9 maggio 1936 dopo aver proclamato l’Impero ed aver chiesto al popolo in Piazza Venezia se ne sarebbe stato degno, abbia cercato fra le migliaia di volti, dai quali era straripato un potente “Si!”, quello del suo amico Umberto Klinger.
Umberto, manager di Ala Littoria, la Compagnia aerea nazionale, aveva pronunciato poco tempo prima quello stesso “Si” quando, con mezzi contati, aveva allestito la linea aerea per i collegamenti rapidi tra l’Italia e le colonie nel Corno d’Africa. Una linea aerea era uno strumento fondamentale nella costituzione del nuovo assetto geopolitico e tutti lo sapevano. Pur avendo dimensioni ridotte Ala Littoria venne accolta di buon grando nel ristretto Olimpo dei big: Imperial Airways, Air France, Lufthansa, KLM e Pan Am.
Nel gennaio del 1935 il Governo italiano invitò le nostre rappresentanze a Rio de Janeiro, Buenos Aires e Montevideo per verificare le reazioni dei Governi di quelle nazioni rispetto alla creazione di una Compagnia Aerea che servisse il sud America entrando in diretta concorrenza con Francia a Germania che esercitavano in modo quasi del tutto esclusivo i collegamenti tra Europa ed il continente sudamericano. L’esigenza di creare un servizio aereo per il sud America nasceva sia da una questione di prestigio politico sia dalle aspettative dei numerosissimi nostri connazionali emigrati, sin dai primi del ‘900, in Brasile, Argentina e un po’ in tutto il continente sia dalle aspettative di modernità che il regime ha sempre cercato di darsi. Se non ci fosse stata l’impresa africana, Klinger avrebbe da tempo dato il via al progetto sudamericano. L’inevitabile conclusione di questa panoramica è che, nel 1937, Ala Littoria decise di attuare una nuova linea per servire il sud America. Individuata la rotta, scelti gli scali, non senza difficolta politiche, diplomatiche, economiche e logistiche, si passò alla non facile decisione riguardante gli aeromobili da utilizzare. Alle 13,35 del 28 dicembre 1937 l’idrovolante Cant Z.506, I-LAMA, ai comandi del collaudatore Mario Stoppani ed Enrico Comani con il radiotelegrafista Demetrio Iaria e al motorista Renato Pogliani, decollò a fatica da Cadice (Spagna) poiché sovraccaricato di carburante, diretto verso l’America latina ove ammarò intorno alle 16 del 29 dicembre nella Baia di Caravellas nello Stato brasiliano di Santo Spirito a sud di Natal. Il volo strepitoso batté il primato internazionale di distanza in linea retta per idrovolanti.
Quando sembravo tutto a posto e definito, per il via della linea Italia-brasile con idrovolanti, si manifestò un colpo di scena. Entrarono in campo i “Sorci Verdi” e la spallata della loro decisione: non più idrovolanti ma aerei terrestri pilotati da ufficiali della Regia Aeronautica esperti, coraggiosi, spregiudicati, a tratti pazzi, capeggiati dal Colonnello Attilio Biseo. Biseo aveva partecipato a tutte le Crociere di Balbo e aveva sul petto una Medaglia d’oro al Valore Aeronautico. Era stato aiutante di volo di Giuseppe Valle e dal 1935 era diventato il Comandante del 12° Stormo Bombardamento Terrestre di Guidonia Montecelio del cui 41° Gruppo faceva parte la 205a Squadriglia, quella dei mitici “Sorci Verdi”. A quella squadriglia era stato trasferito anche il giovane Tenente pilota Bruno Mussolini, figlio del Duce, che si era fatto le ossa in Africa ed in Spagna. La 205a Squadriglia fu la prima in assoluto a ricevere gli aerei dei record, i trimotori Siai-Marchetti S.M.79, nell’ottobre 1936. Era robusto, leggero, maneggevole e soprattutto veloce. Certamente aveva dei limiti ma all’epoca era senza dubbio il miglior prodotto della nostra industria. Il preludio delle prodezze della Squadriglia si ebbe durante il Raid Istres-Damasco-Parigi del 20, 21 agosto 1937, una gara di velocità per apparecchi plurimotori, ove gli italiani diedero una lezione di grandiosa aviazione al tutto il mondo che li osservava. Ma l’impossibile, e questo lo sanno in pochi, avvenne il 25 gennaio 1938, quando i “sorci Verdi” si lanciarono in una straordinaria avventura che li consacrò nell’olimpo della storia dell’aviazione. Con una squadra di tre S.79T, versione transatlantica, con la loro magnifica livrea rossa e i tre sorci verdi disegnati sulla carlinga decollarono da un’apposita pista di Guidonia opportunamente inclinata, per favorire il sovraccarico di peso dovuto allo stracarico di carburante, e dopo uno scalo a Dakar giunsero a All’aeroporto di Santos-Dumont di Rio de Janeiro. Erano l’I-BISE ai comandi del Colonnello Attilio Biseo e del Capitano Amedeo Parisi, l’I-BRUN ai comandi del Tenente Bruno Mussolini e del Tenente Renato Mancinelli e l’I-MONI pilotato dal Capitano Antonio Moscatelli e dal Capitano Stefano Gori Castellani. In conclusione, i “Sorci Verdi” si imposero ed imposero le loro decisioni, riguardanti la Compagnia aerea L.A.T.I., a colpi di record e di raid.Durante il Raid Istres-Damasco-Parigi Non vi fu trasporto ufficiale di posta ma furono preparate delle buste che viaggiarono sul percorso del raid con le normali linee aeree commerciali recanti affrancatura francese e siriana indirizzate ai piloti, normalmente giunte a Roma, ed annulli:
Timbro Commemorativo in cartella, 7 x 5 cm:
COMMÉMORATION / COURSE AÉRIENNE INTERNATIONALE / ISTRES – DAMAS – PARIS / AOUT 1937
Annullo Postale Circolare:
ISTRES / BOUCHES DU RHONE / 20-8 – 37
Annullo Postale Circolare:
DAMAS / 25.VIII.37 1130
Bollo Postale Circolare di arrivo (al verso):
LE BOURGET-PORT AERIEN / SEINE / 15H 28-8 / 1937
Si conoscono, come quest’aerogramma, buste intestate dell’Hotel du Roy René.

Questa, nello specifico, reca le firme autografe di Angelo Tondi, Umberto Rovis, Amedeo Paradisi, Angelo Mori, Giovanni Lucchini, Umberto Fiori, Antonio Lippi, Stefano Gori Castellani, Guido Bonini, Ranieri Cupini.

